CHIESA DEL SANTISSIMO NOME DI GESÙ

La struttura originaria della chiesa risale al 1605 grazie alla munificenza del conte Giovanni Nappi: si presentava a un’unica navata, corrispondente a quella centrale dell’attuale edifici,  e vi si accedeva da una scalinata centrale o da un vicolo laterale da via dei Tribunali. La costruzione del Collegio, istituito nel 1598 da Clemente VIII, risale al 1631.

I lavori per la chiesa attuale furono affidati a Luigi Vanvitelli e presumibilmente iniziarono in coincidenza con la posa della prima pietra della attigua Casa degli Esercizi Spirituali (28 luglio 1733) e comunque non dopo il 1738, visto che la facciata della chiesa è visibile nell’incisione di Giuseppe Vasi su disegno di Luigi Vanvitelli del 1738 che raffigura la città e i relativi interventi dell’architetto (Ancona, Pinacoteca “F. Podesti”).

Luigi Vanvitelli progettò un maestoso edificio dalle forme architettoniche che dominano l’intera piazza. Dal grande effetto scenografico sono infatti gli interventi (terminati nel 1743). Spicca la spettacolare facciata curvilinea, che ricalca la forma del porto sottostante, dalla valenza urbanistica, il cui corpo centrale si erge su un alto basamento che rende ben visibile la chiesa nello scenario urbano dove è incastonata: priva di una scalinata, la facciata è invece caratterizzata da due accessi e scale disposte ai lati del pronao. In cotto locale e pietra d’Istria, essa presenta un pronao a pianta rettangolare sorretto da colonne doriche romane chiuse fra doppi pilastri d’angolo con andamento curvilineo; su alto basamento, si raccorda alla scalinata a due rampe che riempiono il dislivello tra piazza e chiesa. aperte da volute a foglia. Trabeazione e frontone concludono in curva il primo ordine. Il secondo ordine è a coronamento retto con attico balaustrato: raccordato da semplici volute, nasconde il retrostante tiburio ottagonale che racchiude la cupola.

L’interno ha pianta a croce latina sulla scia di quella della nota Chiesa del Gesù del Vignola di Roma,  con una navata centrale scandita da colonne e paraste corinzie a trabeazione continua con una copertura a botte decorata da stucchi e medaglioni mentre le quattro cappelle laterali comunicanti fra loro  – come nella palladiana chiesa del Redentore di Venezia – fungono da navate laterali. Altre due cappelle sono collocate ai lati del transetto poco pronunciato e coperto a botte; il presbiterio è absidato. All’incrocio tra navata e transetto si erge la cupola i cui quattro “rosoni” aumentano la luminosità della chiesa, insieme al finestrone della facciata e a due finestre lungo la navata centrale.

L’ordine dei Gesuiti venne soppresso nel 1773 e il complesso divenne seminario vescovile: agli inizi del XX secolo i locali passarono al Comune di Ancona che li destinò a uso scolastico mentre la chiesa è rimasta alla Diocesi e oggi è una chiesa non sconsacrata.

Si possono ammirare tra gli altri i seguenti dipinti:

Orazio Gentileschi, Circoncisione (altare maggiore), risalente al 1606/1607, una pala suntuosa e ricca dal punto di vista cromatico ma nel contempo intrisa della conoscenza del realismo di Caravaggio come si nota osservando i volti dei personaggi, tra cui figura, forse, la figlia dell’artista, l’allora quattordicenne Artemisia Gentileschi, da identificare nella santa Cecilia che suona l’organo nel registro superiore del grandioso dipinto;

Domenico Peruzzini Predica di Sant’Ignazio primo altare a destra, rappresenta in basso un gruppo di poveri che chiedono l’elemosina e nella parte superiore un’apparizione divina;

Francesco Caccianiga pittore protoneoclassico: Madonna con Bambino, S. Luigi Gonzaga e angelo, secondo altare a destra (sue opere sono visibili ad Ancona anche presso la chiesa del SS. Mo Sacramento, in Cattedrale, nella chiesa dei SS. Pellegrino e Teresa);

Filippo Pallavicini (?) Sant’Antonio abate, terzo altare a sinistra.

Grazie a Luigi Vanvitelli arrivano in città opere di Sebastiano Conca (con cui aveva sodalizio professionale) come la La partenza di S. Francesco Saverio per le Indie nel secondo altare a sinistra.

Orari

Il venerdì 15,00-17,30 il sabato e domenica 10,00-12,30
Qualora ci sono altre esigenze piena disponibilità.

Lo visito perché:

  • È uno dei luoghi più particolari in città
  • È opera di Luigi Vanvitelli
  • È a due passi dal porto, nel cuore della città

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