Ancona attraverso i secoli: 10 cose da vedere

Un viaggio tra i secoli che ti farà scoprire la storia di Ancona attraverso i suoi luoghi, le sue vie e i suoi monumenti.

Se sei amante della storia non puoi perderti questo itinerario!
Dall’età romana alla Seconda Guerra Mondiale, ti faremo viaggiare nel tempo e ripercorrere gli eventi storici più importanti che hanno segnato la storia della città.

Pronto a partire? Il nostro viaggio inizio dal Porto Antico.

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Porto Antico - Prima
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Porto Antico - Dopo

Ancona dal porto.

Panoramica dei colli Guasco e Cappuccini prima e dopo la Seconda guerra mondiale. Si nota il vuoto nel tessuto urbano lasciato dai bombardamenti. L’intero quartiere del porto, il più antico e abitato, fu completamente cancellato a causa delle 178 incursioni aeree, navali e terrestri avvenute tra il 16 ottobre 1943 e il 18 luglio 1944.

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Arco Clementino e di Traiano

Età Romana. L’imperatore Traiano. 

Il 4 giugno 105 d.c. l’imperatore Traiano parte dal porto di Ancona per la sua seconda campagna contro i Daci che porterà alla definitiva sconfitta di re Decebalo e la sottomissione della Dacia (odierna Romania) all’Impero Romano. Nel pannello 58 della Colonna Traiana a Roma è raffigurata la partenza di alcune navi militari, triremi e biremi a vele ammainate, riprodotte con a poppa le cabine dei capivoga e dei timonieri, il labaro e le insegne romane, mentre a prua si notano i rostri e le decorazioni, come il simbolo apotropaico dell’occhio.

La partenza avviene di notte, o comunque al buio; in alto a sinistra infatti due cittadini si affacciano muniti di fiaccole accese; doveva esserci vento forte, lo suggeriscono le onde increspate all’interno del porto, ma il tutto si svolge con tranquillità e senza fretta. Sulla nave al centro del riquadro è rappresentato l’imperatore Traiano, illuminato da una lanterna pendente e vestito di pesanti chitoni militari, mentre incita i marinai, attenti ad ascoltare le sue parole.

Nella parte a sinistra della scena la città ed il suo porto, qui si nota “una striscia d’acqua, stretta da un molo (o lingua di terra), alla cui estremità si eleva un arco a un fornice sormontato da tre statue virili nude” identificati da alcuni come Nettuno al centro con ai lati i Dioscuri. Si notano due templi, il primo a sinistra dell’arco, l’altro sulla sommità di una collina; tra le due colonne centrali di quest’ultimo edificio vi è un simulacro con la statua di una divinità femminile vestita.

Di lato si nota un colonnato, mentre un edificio ad archi, probabilmente un magazzino o un cantiere navale, è situato nei pressi del porto.

Questi elementi illustrativi, in particolare l’arco romano, la collina, gli edifici sacri e i magazzini riprodotti nella scena, hanno permesso ad alcuni studiosi di stabilire che si tratta proprio del porto di Ancona.

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La Cattedrale di San Ciriaco

Basso Medioevo, le Crociate. Papa Pio II.

Il 14 agosto 1464 moriva nella residenza del vescovo di fianco alla Cattedrale di San Ciriaco in Ancona il Pontefice Pio II. Il Papa era giunto in città il giugno precedente per organizzare la crociata contro i Turchi da lui stesso bandita nel 1463.

Il porto di Ancona doveva essere il punto di raduno delle navi cristiane che avrebbero dovuto andare in Terra Santa per sottrarla al dominio musulmano. Ma gli stati cattolici, che avevano dato il loro appoggio all’impresa, non mantennero le promesse e il Papa attese invano quella flotta che mai sarebbe arrivata.

In compenso giunse ad Ancona una moltitudine di pellegrini che voleva aggregarsi alla crociata ma che portò con sé anche la peste. Il Papa, colpito dal morbo, morì nel palazzo dell’ex episcopio e il suo corpo fu trasportato a Roma mentre i suoi precordi sono ancora sepolti dietro l’altare maggiore del Duomo. 

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La Cittadella priva di vegetazione a cavallo tra Otto e Novecento

Il Cinquecento, cade il Comune e inizia il dominio del Papa. La Cittadella. 

Il 19 settembre 1532 il vescovo Bernardino Castellaro detto “Della Barba”, scortato da trecento fanti, entrava ad Ancona da porta Calamo mentre, contemporaneamente, il condottiero al soldo del Papa, conte Luigi Gonzaga, occupava le piazze e le vie principali della città. La guarnigione prese quindi possesso della “fortezza” che era sorta sulla sommità del colle Astagno su progetto di Antonio da Sangallo il giovane e per volontà di Papa Clemente VII con la scusa di un aggravarsi della minaccia turca.

La presa di possesso della Cittadella significava il controllo diretto sulla città e la conseguente fine della Repubblica Anconetana che, anche se formalmente soggetta alla Santa Sede, aveva governato autonomamente per diversi secoli.

Il 5 ottobre 1532 fece solennemente ingresso ad Ancona il cardinale Benedetto Accolti quale primo legato (amministratore) della città. Era stato a lui che il Papa aveva “venduto” Ancona per 19.000 ducati. Il Cardinale si mostrò subito avido e crudele, smantellò le istituzioni cittadine, impose tasse e gabelle e eliminò la magistratura decimandola con carcerazioni ed esecuzioni capitali.

Iniziò così una lunga serie di Legati Apostolici che governeranno la città per secoli fino al 29 settembre 1860 quando le vittoriose truppe sarde libereranno Ancona dal giogo pontificio.

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Madonna del Duomo

1796, arrivano i Francesi. Il miracolo della Madonna del Duomo. 

Il 25 giugno 1796 un gran numero di persone era radunato nella Cattedrale di San Ciriaco, mosso dallo spavento per l’imminente arrivo delle truppe del generale Bonaparte. L’armistizio di Bologna, firmato il 23 giugno dopo la trionfale discesa delle armate francesi in Italia, prevedeva infatti la cessione del porto di Ancona alla Francia.

La popolazione, spaventata per le notizie dei saccheggi e delle ruberie perpetrati da quelle truppe, si rivolgeva alla Madonna del Duomo affinché scongiurasse il pericolo. Fu in quell’occasione che alcuni fedeli dichiararono di aver visto il quadro della Madonna muovere le pupille. La notizia si diffuse rapidamente per la città e tutti accorsero in Duomo per assistere al “miracolo” che si ripeté varie volte. Da allora la venerazione degli Anconetani per il quadro della “Regina di tutti i santi”, già oggetto di devozione popolare, divenne il principale oggetto di culto di tutta la città. 

Il quadro si trova nel transetto sinistro del Duomo in un’edicola marmorea realizzata su disegno dell’architetto Luigi Vanvitelli.

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Portella della Dogana

1832, i Francesi occupano Ancona irrompendo dalla Portella.

La notte del 22 febbraio 1832 una squadra navale francese composta da due fregate, un vascello e un brik gettò l’ancora nella rada del porto di Ancona e, la notte successiva, un contingente di quattrocento uomini, dopo aver forzato la portella Trionfi, penetrò in città. Fatti prigionieri sia il Delegato pontificio che il Comandante della guarnigione, i soldati circondarono la Cittadella e intimarono la resa alle truppe papaline. L’occupazione di Ancona scaturiva dalla volontà del governo francese di bilanciare l’occupazione di Ferrara da parte degli austriaci. Le truppe straniere, dopo una fase iniziale in cui governarono la città, restituirono l’amministrazione al Delegato pontificio rimanendo come garanzia contro altre ingerenze straniere. Finalmente il  30 dicembre 1837, dopo che gli Austriaci avevano abbandonato Ferrara, il contingente francese lasciò la città.

All’epoca il porto e la città erano separati da una muraglia continua che andava dall’Arsenale fino a Porta Pia costituendone la difesa sul “fronte mare”. Lungo la cinta vi erano sette aperture chiamate “portelle” dalle quali si poteva accedere all’interno dell’abitato. Tra queste vi era la portella Trionfi all’altezza dell’attuale palazzo della Rai. Oggi ne rimangono visibili quattro: Toriglioni, Panunci, S. Maria e della Loggia.

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Pietralacroce dal Forte Altavilla

Ancona entra nel Regno d’Italia. L’assedio del 1860 a Pietralacroce 

Il 25 settembre 1860 le truppe dell’Esercito Sardo, reduci dalla vittoriosa battaglia di Castelfidardo, attaccarono la ridotta di Pietra La Croce, dove un contingente di soldati pontifici aveva realizzato una postazione in difesa di Ancona. Era il preludio dell’assalto alla piazzaforte posta sotto assedio fin dal 18 settembre sia sul fronte terrestre che su quello marittimo.

L’azione costò la vita a tre bersaglieri in ricordo dei quali è stato eretto un cippo sul luogo dello scontro (a margine del Forte Altavilla). Il Generale Lamoricière, Comandante in capo dell’esercito pontificio, si era asserragliato all’interno delle mura cittadine con l’intento di resistere ad oltranza fino all’arrivo dei rinforzi da parte dell’Impero Asburgico. Ma l’agognato aiuto non arrivò mai così che, il 29 settembre, resosi conto dell’inutilità di continuare la resistenza, fu firmata la resa della fortezza e le truppe sarde poterono entrare in città.

Finalmente dopo 328 anni Ancona si liberava del giogo papale e poteva entrare a far parte del nuovo Regno d’Italia che sarà proclamato il 17 marzo 1861. La frazione di Pietralacroce, a margine della Strada del Conero, è oggi ricca di testimonianze storiche risorgimentali.  

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La Sinagoga

1876, l’Ancona ebraica. La Sinagoga

Il 14 settembre 1876 (25 elul 5636 del calendario ebraico) fu inaugurata la nuova sinagoga di Ancona. Il tempio venne realizzato in quella che è ora via Astagno, nel cuore del Ghetto, anche se il Regno d’Italia aveva da sedici anni abolito i luoghi di segregazione ed equiparato gli ebrei a tutti gli altri cittadini.

Voluto fermamente dal rabbino capo della comunità, David Abramo Vivanti, che morì due giorni prima dell’inaugurazione, il tempio doveva sostituire la Sinagoga di rito levantino demolita per volere del generale Lamoricière durante l’assedio di Ancona del 1860. Il vecchio edificio si trovava nell’attuale piazza della Repubblica, nello spazio occupato dallo Scalo Vittorio Emanuele che si venne a creare proprio  in seguito alla demolizione della Sinagoga.

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Il vecchio faro detto "di Pio IX"

1904. A margine del vecchio faro Marconi compie un esperimento importante.

Il 6 agosto 1904 Guglielmo Marconi arriva ad Ancona a bordo della Regia nave Sardegna. Già da tempo lo scienziato si era dedicato agli studi sulla telegrafia senza fili ed era giunto ad importanti scoperte che avevano consentito la realizzazione delle prime radio.

La visita di un così illustre personaggio in città era dovuta a un esperimento che il futuro premio Nobel per la fisica voleva svolgere ad Ancona ritenendo il sito di Monte Cappuccini perfettamente adatto allo scopo. Sul colle esisteva infatti, oltre al faro alla “Fresnel” realizzato nel 1859 per volere di Papa Pio IX, una stazione radiotelegrafica della Regia marina alla quale nella notte tra il 7 e l’8 agosto, secondo gli accordi presi, iniziarono ad arrivare dei segnali dalla stazione di Poldhu in Cornovaglia, distante 1750 km.

Il segnale proveniva forte e chiaro, segno della riuscita dell’esperimento. Altre trasmissioni si succedettero nei giorni seguenti dimostrando che l’intensità del segnale variava a seconda delle condizioni atmosferiche. 

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La Settimana Rossa comincia

7 giugno 1914, ad Ancona inizia la Settimana rossa.

Il 7 giugno 1914, giorno della Festa dello Statuto, le Forze armate si esibivano in parate e cerimonie militari. Quel giorno il Prefetto aveva proibito qualsiasi manifestazione da parte di civili. Il provvedimento, valido in tutta Italia, ad Ancona era particolarmente avvertito per la presenza in città di numerosi gruppi anarchici, socialisti e repubblicani, definiti “sovversivi” dalle autorità.

Ancona era infatti considerata una città “pericolosa” da tenere sotto stretta sorveglianza. I gruppi anti-monarchici si radunarono presso la sede del Circolo repubblicano di Villa Rossa in via Torrioni. Al termine del comizio, che si tenne all’interno, i partecipanti erano in procinto di allontanarsi quando furono fermati da un cordone di gendarmi posizionati in fondo alla via.

La folla, numerosa, iniziò ad accalcarsi quando si udirono gli spari. I “sovversivi” tornarono verso il Circolo e si asserragliarono all’interno iniziando a gettare oggetti verso le forze dell’ordine che aprirono il fuoco. A terra si contarono, tra i dimostranti, due morti e un ferito grave.

Fu indetto lo sciopero generale e l’episodio assunse rilevanza nazionale perché la rivolta si diffuse in tutta Italia. Il giorno 9, ventimila persone parteciparono ai funerali delle vittime, nel frattempo salite a tre.

Al termine del corteo vi furono altri scontri così che il Prefetto decretò lo “Stato d’assedio” e chiamò in città rinforzi che riuscirono a sedare la rivolta solo il 13 giugno. 

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Il Lazzaretto

Aprile 1918, gli Austriaci cercano di sabotare i MAS di Luigi Rizzo

La notte del 5 aprile 1918 un commando composto da 61 marinai della Regia e Imperiale Marina asburgica sbarcò sulla spiaggia di Marzocca e si incamminò verso Ancona. Lo scopo era raggiungere il porto, far saltare con l’esplosivo i sommergibili ivi ormeggiati, recare più danni possibili alle infrastrutture e catturare alcuni M.A.S. (motoscafi armati) con i quali far rientro trionfale alla base di Pola.

Alcune coincidenze fecero si che il drappello nemico non venisse intercettato dai nostri militari, così che la sera successiva, dopo essere rimasti nascosti durante il giorno, i marinai nemici arrivarono al Lazzaretto dove erano ormeggiati i M.A.S. Questi motosiluranti, al comando dell’affondatore della corazzata Santo Stefano Luigi Rizzo, erano assai temuti dagli Austriaci, ora sul punto di salire a bordo.

Tuttavia la flottiglia delle motosiluranti si trovava in quel momento in agguato nelle acque dalmate e all’ormeggio vi era un solo mezzo per di più in avaria. L’arrivo degli assaltatori aveva comunque destato il sospetto di due finanzieri (Carlo Grassi e Giuseppe Macanugo) di guardia nel marciaronda del Lazzaretto.

Il comandante austriaco, visto ormai sfumato l’effetto sorpresa e considerato che non vi erano possibilità di fuga, si arrese ad un drappello della Milizia territoriale messa in allarme dai finanzieri. 

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Targa commemorativa della Strage

1 novembre 1943, la strage del rifugio delle carceri. 

Il primo novembre 1943 è una data indelebile nella storia di Ancona. Dopo l’occupazione della città da parte dei Tedeschi, l’aviazione alleata decise di colpire la stazione e le installazioni portuali. Alle 12.16 del giorno di ognissanti, sei bombardieri B25-Mitchell statunitensi si portarono su Ancona e sganciarono trenta bombe da cinquecento libre su obiettivi portuali ma colpirono anche i vicini quartieri del Porto e del Guasco.

Alle 12.55, quando il pericolo sembrava passato, trentasette bombardieri dello stesso tipo sganciarono settantadue bombe da cinquecento libre sui medesimi obiettivi, devastando in modo irreparabile il quartiere Guasco, fulcro della memoria storica cittadina.

Sotto le bombe quel giorno morirono 1.065 persone delle quali ben 724 all’interno di un rifugio scavato sotto il colle Cappuccini il cui ingresso si trovava, e si trova, in via Birarelli (allora via Fanti), denominato “delle Carceri” perché destinato anche ai detenuti del vicino penitenziario.

Fu probabilmente la più grande strage compiuta a danno di civili (e, in particolare, di persone che si trovavano all’interno di un rifugio) nella storia della guerra aerea.  

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