ALTRE CHIESE

Santi Pellegrino e Teresa

La chiesa barocca dei Santi Pellegrino e Teresa, o degli Scalzi, fu edificata nel 1706 su progetto dell’architetto romano Giovan Battista Bartoli. Nell’area sorgeva l’antica chiesa medievale del SS. Salvatore (ornata dal maestro Filippo tra il 1213 e il 1224 , già interprete della facciata della chiesa di Santa Maria della Piazza), che fu demolita per la sua costruzione.

Venne eretta nel XVIII secolo dai Carmelitani (artefice Giovanni Battista Bartoli), che acquistarono la chiesa parrocchiale ormai in rovina nel 1706. È sovrastata da una singolare cupola di grandi dimensioni rivestita in rame, per questo l’interno è a pianta circolare. Per quanto riguarda le opere d’arte, di pregevole fattura è l’antico Crocifisso in legno sagomato del XIII secolo di ignoto, proveniente dal primitivo tempio medioevale, nonché una Santa Teresa attribuita a Francesco Solimena, situata sopra l’entrata, nella cantoria.

I frati officiarono la chiesa fino al 2 gennaio 1798: in seguito all’occupazione francese, il convento annesso fu ridotto a caserma ed i beni in parte venduti.

All’epoca della sua edificazione, la chiesa era stretta tra i palazzi Ferretti, a sinistra, e D’Avalos a destra, quest’ultimo andato perduto durante i bombardamenti del 1943. La chiesa, successivamente intitolata ai SS. Pellegrino e Teresa unendo così la memoria della Santa Fondatrice con il Martire di cui le ossa sono conservate nelle stessa chiesa fino al sec. VIII,  venne restaurata per i danni causati dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e dal terremoto del 1972.

L’interno è a pianta circolare con due cappelle laterali e un profondo presbiterio che ospita l’altare maggiore, ornato da un crocefisso che richiama i modelli della tradizione bizantina, realizzato tra il 1100 e il 1200. La luce che entra dalle otto finestre del tamburo valorizza i rapporti tra le masse murarie e gli spazi vuoti.

Santissimo Sacramento

Questa bellissima chiesa, fu concattedrale cittadina fino al 1986, prima dell’accorpamento dell’arcidiocesi di Ancona con la diocesi di Osimo. Si trova di fronte al Teatro delle Muse, vicinissima al porto della città.

L’attuale edificio è originario del 1538 e l’attuale sobria facciata cinquecentesca è l’unico resto del tempio primitivo. Nella iscrizione sopra al portale è documentata la stretta relazione che lega questa chiesa anconitana alla basilica di San Giovanni in Laterano.

La chiesa venne quasi completamente ricostruita nella seconda metà del Settecento dall’architetto Francesco Maria Ciaraffoni di Fano. In questa occasione venne costruito il caratteristico campanile (1771 – 1776) a due ordini con coronamento ad elica borrominiano. Il coronamento, rimosso per i danni subiti dal terremoto del 1930 venne ricostruito nel secondo dopoguerra in modo non troppo fedele all’originale. Il campanile, molto amato dagli anconetani, costituisce uno degli elementi più caratteristici del panorama della città.

Molto interessante è la presenza, all’interno della chiesa, di una serie di 4 imponenti arazzi eseguiti su cartoni di Pieter Paul Rubens, vennero realizzati fra il 1632 e il 1650 circa dalla manifattura di Bruxelles. Furono commissionati dalla Confraternita del Santissimo Sacramento per questa chiesa. Essi raffigurano i principali eventi religiosi e venivano esposti per pochi giorni l’anno in relazione alla liturgia; ciò ha permesso una perfetta conservazione della vivacità dei colori, eccezionale per dei tessuti così antichi.

San Giovanni Battista

La chiesa dedicata a San Giovanni Battista si trova in uno dei rioni storici della città, quello di Capodimonte. Anticamente dedicata a san Claudio, prese il titolo attuale nel XVI secolo dopo la demolizione dell’antica abbazia di San Giovanni in Pennocchiara per la costruzione dell’attuale Cittadella e dell’annesso campo trincerato.

Nel 1950 l’architetto Eusebio Petetti progettò il ripristino dell’edificio, riportando alla luce gli elementi romanici occultati dal rifacimento settecentesco di Lorenzo Daretti. La direzione dei lavori fu affidata all’ingegner Angelucci, che purtroppo non fu fedele al progetto consegnatogli per la realizzazione; la cosa portò a vibranti proteste e ad una serie di articoli di giornale.

La chiesa conserva, dal 30 gennaio 1943, il corpo del beato Gabriele Ferretti, proveniente dalla soppressa chiesa di San Francesco ad Alto, affidato alla custodia di quegli stessi frati minori fra i quali il Beato Ferretti svolse tutto il suo servizio sacerdotale.

All’interno della chiesa sono custodite opere di grande valore artistico, come Ecce Homo di Federico Zuccari e una copia del dipinto di Carlo Crivelli Beato Gabriele Ferretti in estasi. L’originale si trovava nella chiesa di San Francesco ad Alto ed è ora alla National Gallery di Londra (in sacrestia).

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